Antonio Veneziani

Giugno 2008
112 pagine
ISBN: 978-88-6063-127-5
12,00 Euro

"Perché scrivo? Forse solo per non suicidarmi. Forse perché stupidamente spero, con le parole, di ingannare la morte. Forse perché a volte vorrei sputare addosso al mondo. Di sicuro per giocare con me stesso. Di sicuro per vedere un foglio bianco sporcarsi di nero e lasciare trasparire un frammento di mondo. Di sicuro perché le parole feriscono ma leniscono anche"

Antonio Veneziani. Scrittore, saggista ma soprattutto poeta. Fuggito dalla nativa Piacenza, ha scelto Roma come cornice ideale dove assaporare la vita e fissarla sulla carta. Da Allen Ginsberg ha imparato a mettere insieme corpo e scrittura e da William Burroughs ha avuto la spinta a parlare delle droghe, di cui testo esemplare nel corso del tempo è diventata la raccolta di poesie Brown Sugar. Tra i maestri e complici spirituali grande influenza hanno avuto Alberto Moravia, PierPaolo Pasolini, Dario Bellezza, e non ultimo Renzo Paris. Ha vissuto il fenomeno culturale e trasgressivo degli anni Settanta, quando il teatro, il cinema e la poesia ebbero grande diffusione e affermazione di massa. Con i libri inchieste I mignotti, Pornocuore e La Gaia vecchiaia ha sondato l’animo omosessuale della passata generazione e di quella presente, tra marginalità e disincanto. Anarchico, utopista, "cronista della solitudine", Veneziani è un artista "caldo", sedotto dai corpi e attratto dalle zone d’ombra, sempre in bilico "sull’orlo dell’abisso", la cui curiosità a 360 gradi lo ha portato a occuparsi anche di pittura e di cinema. Compagna di viaggio privilegiata resta comunque la poesia che assume a volte sembianza di catarsi, a volte di masochismo.