Céline è fuori stanza
Il futuro è una rapina
Tra prevaricatori, cialtroni, geni folli e filosofi da bar, si affastellano le rocambolesche avventure di Fernando Letizia, novello John Fante alle prese con il primo romanzo e la noia piena della provincia. Il nostro si aggira scoglionato per le vie di una Viterbo claustrofobica che sembra gridargli: «Scappa!», ma l'unica cosa da cui sembra saper fuggire è il rischio di finire in Accademia. S'inventa scrittore, affronta il duro mondo editoriale, si nutre di indignazioni che straripano nel comico, di occasioni mancate e progetti assurdi partoriti in notti etiliche, il tutto alla ricerca di una stabile instabilità che gli consenta di stare in pace.
Picaresco metaromanzo dei giorni nostri, Céline è fuori stanza è anche un esilarante ritratto generazionale, l'istantanea di uno spaccato sociale in cui la prima persona riesce facilmente a diventare coro.
«E affanculo tutto, quant'è vero iddio mi piazzo in una capanna in Nicaragua, in Messico o in Belize grattandomi tutto il giorno e scrivendo qualche cosa ogni tanto. E mi sciacquo le palle ai Caraibi tutte le mattine alla faccia di chi lavora tutta la vita come un fottutissimo servo della gleba medievale, magari per comprarsi una casa di merda, una macchina di merda, allevare marmocchi di merda e abbonarsi a Sky per vedersi le partite del merdosissimo calcio con la panza piena di pizza al taglio di merda. Io no!»
Maurizio Makovec (Viterbo 1972) si è laureato in Letteratura Comparata presso l'Università di Siena, con una tesi su Louis-Ferdinand Céline. Ha vissuto in Marocco, a Bologna, a Siena, a Caen. Attualmente vive e lavora a Viterbo, in un'azienda privata, dove si occupa di rapporti con la stampa. Collabora con il quotidiano «Il Tempo». Nel 2003 è uscito il suo romanzo d'esordio Lacchè, fighette e dottorandi (Editrice Clinamen). Nel 2005 ha pubblicato il saggio Céline e l'Italia (Settimo Sigillo).
Picaresco metaromanzo dei giorni nostri, Céline è fuori stanza è anche un esilarante ritratto generazionale, l'istantanea di uno spaccato sociale in cui la prima persona riesce facilmente a diventare coro.
«E affanculo tutto, quant'è vero iddio mi piazzo in una capanna in Nicaragua, in Messico o in Belize grattandomi tutto il giorno e scrivendo qualche cosa ogni tanto. E mi sciacquo le palle ai Caraibi tutte le mattine alla faccia di chi lavora tutta la vita come un fottutissimo servo della gleba medievale, magari per comprarsi una casa di merda, una macchina di merda, allevare marmocchi di merda e abbonarsi a Sky per vedersi le partite del merdosissimo calcio con la panza piena di pizza al taglio di merda. Io no!»
Maurizio Makovec (Viterbo 1972) si è laureato in Letteratura Comparata presso l'Università di Siena, con una tesi su Louis-Ferdinand Céline. Ha vissuto in Marocco, a Bologna, a Siena, a Caen. Attualmente vive e lavora a Viterbo, in un'azienda privata, dove si occupa di rapporti con la stampa. Collabora con il quotidiano «Il Tempo». Nel 2003 è uscito il suo romanzo d'esordio Lacchè, fighette e dottorandi (Editrice Clinamen). Nel 2005 ha pubblicato il saggio Céline e l'Italia (Settimo Sigillo).









