La dalia azzurra

Maggio 2006
96 pagine
ISBN: 88-6063-030-4
18,00 Euro

"Una volta abbiamo scritto un film che
si chiamava La Dalia Azzurra, rammenti? Non sarà stato un capolavoro ma almeno ci abbiamo provato".

La visione di Filippo è quella dell'orrore quotidiano, dell'ignominia corrente. Ed ecco una folla di zombie popolare le sue strisce, forare le sue tavole con l'allucinazione di quegli sguardi perduti chissà dove nella plastica usata dalle facce depresse. Apparentemente, l'architettura della pagina ricorda quella di Spirit di Will Eisner. Ricorda? Mai fidarsi delle apparenze, basta dare una seconda occhiata, e non ci si sente più di ammettere neppure un vago ricordo. The Blue Dahlia di Filippo è un inferno in cui le passioni sono tutte decomposte in una cottura a bagnomaria. Un mondo impossibile perché, appunto, è il nostro mondo, ci viviamo.
Filippo ha riportato The Blue Dahlia alle fonti dell'azione, ha conferito ai personaggi chandleriani una spina dorsale hammettiana, zombie, sì, ma con grinta, e questo non modificando la storia, se non nel finale, anzi nell'epilogo, ma usando un segno particolare, il suo segno senza indulgenze e complicità, imparziale, ecco, imparziale. Io vorrei scrivere su Filippo qualcosa d'intelligente come ne ha indubbiamente scritto Achille Bonito Oliva nella prefazione al suo precedente album Primo Carnera.
Il guaio è che non ho capito un cazzo di quanto è scritto nell'illustre prefazione. Pazienza, tanto ormai sono vecchio, e quello che ho capito ho capito.
(Dall'introduzione di Oreste del Buono)