L'omino bufo
33 Anni per niente
L'Omino Bufo nasce quasi per caso nel 1972 sul settimanale «Corriere dei Ragazzi», testata che fu importante sviluppo, negli anni 70 dello storico «Corriere dei Piccoli». Sul «CdR» pubblicarono i più grandi autori italiani da Battaglia a Toppi a Sclavi a Silver.
Così racconta quegli inizi Alfredo Castelli, alias Il Pitore di Santini, autore della serie:
"Per colmare uno spazio rimasto vuoto per un errore tecnico, io – redattore ma non disegnatore – fui costretto a realizzare in fretta e furia una striscia a fumetti riempitiva. Lo feci nell'unico stile in cui sono in grado di "disegnare", ove il termine è tra virgolette: infantile, sgangherato, con un pessimo lettering. Riciclai una battuta piuttosto trita in tre vignette. La quarta e la quinta servivano ad accentuare l'assoluta stolidità delle battute; costituivano insomma un ammiccamento al lettore.
La cosa era destinata a rimanere senza seguito, e invece ricevemmo decine di lettere di ragazzi che inviavano strisce di loro invenzione interpretate dall'Omino Bufo che diventò uno dei protagonisti favoriti del settimanale mentre la frase "Che bufo, che bufo" si trasformò in un tormentone (la vidi spesso scritta anche sui muri)."
Quando il «Corriere dei Ragazzi» chiuse i battenti nel 1976, la serie riprese su altre pubblicazioni (su «Cattivik» anche per mano di Franceso Artibani). Ancor oggi, più di trent'anni più tardi l'Omino Bufo è ricordato da un gran numero di lettori di varie fasce d'età: digitando "omino bufo" in un motore di ricerca si ottengono un migliaio di hits da cui si può rilevare come il nome sia entrato nel linguaggio. All'edizione 2005 di Lucca Comics gli è stata dedicata una mostra.
"Adeso, finalmente, si ride".
Questo volume raccoglie moltissimo, il meglio, il segreto e l'inedito dell'Omino Bufo, grazie al Pittore di Santini e alla sua opera instancabile.
Così racconta quegli inizi Alfredo Castelli, alias Il Pitore di Santini, autore della serie:
"Per colmare uno spazio rimasto vuoto per un errore tecnico, io – redattore ma non disegnatore – fui costretto a realizzare in fretta e furia una striscia a fumetti riempitiva. Lo feci nell'unico stile in cui sono in grado di "disegnare", ove il termine è tra virgolette: infantile, sgangherato, con un pessimo lettering. Riciclai una battuta piuttosto trita in tre vignette. La quarta e la quinta servivano ad accentuare l'assoluta stolidità delle battute; costituivano insomma un ammiccamento al lettore.
La cosa era destinata a rimanere senza seguito, e invece ricevemmo decine di lettere di ragazzi che inviavano strisce di loro invenzione interpretate dall'Omino Bufo che diventò uno dei protagonisti favoriti del settimanale mentre la frase "Che bufo, che bufo" si trasformò in un tormentone (la vidi spesso scritta anche sui muri)."
Quando il «Corriere dei Ragazzi» chiuse i battenti nel 1976, la serie riprese su altre pubblicazioni (su «Cattivik» anche per mano di Franceso Artibani). Ancor oggi, più di trent'anni più tardi l'Omino Bufo è ricordato da un gran numero di lettori di varie fasce d'età: digitando "omino bufo" in un motore di ricerca si ottengono un migliaio di hits da cui si può rilevare come il nome sia entrato nel linguaggio. All'edizione 2005 di Lucca Comics gli è stata dedicata una mostra.
"Adeso, finalmente, si ride".
Questo volume raccoglie moltissimo, il meglio, il segreto e l'inedito dell'Omino Bufo, grazie al Pittore di Santini e alla sua opera instancabile.









